20 Novembre 2018
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Biografia e culto del Patrono San Franco

Prima della venuta di San Franco, la Città di Francavilla al Mare aveva per protettrice Maria SS.ma Assunta, dal cui nome s’intitolò la Chiesa maggiore. In seguito, si sviluppò il culto di San Franco, ma è difficile dire con esattezza a quale epoca possa risalire, e quello mariano perse la sua predominanza.

Le storie civili ed ecclesiastiche narrano che l’eremita Franco amante della religione e della solitudine scelse di ritirarsi dal mondo, entrando in un monastero della Calabria presso Taverna, poco distante da Cosenza, insieme ad altri compagni.

Entrò nell’ordine dei Basiliani, sotto la disciplina di un santo abate di nome Ilarione, che riempì quelle contrade della fama delle loro virtù e della loro santità. Il luogo e la data della sua nascita s’ignora e gli scrittori si contraddicono allorché vollero stabilire l’epoca di questo avvenimento.

Il Corsignani lo fa risalire al secolo XIV, quando la Chiesa era travagliata dal memorabile scisma, cominciato l’anno 1378 da Clemente VII contro Urbano VI. Invece lo scrittore Cesare Falcocchio, tessendo la vita di San Falco, stabilisce in modo più attendibile il secolo X e narra che l’abate Ilarione con i suoi eremiti lasciò la Calabria allorché i Saraceni erano per invadere il regno verso l’anno 980.

Qualunque ne fosse stata la ragione il santo abate Ilarione con i suoi eremiti – San Franco, San Nicola Greco, San Rinaldo, San Falco, Sant’Orante e San Giovanni – si trasferirono in Abruzzo, nella zona peligna, presso la valle dell’Aventino a Casoli. Qui si fabbricarono un ricovero con una Chiesa, conducendovi una vita di purità e di devozione ammirabile. Visitando le vicine contrade predicavano il Vangelo con grande efficacia.

Dopo alcuni anni morì il superiore e nessuno degli eremiti voleva assumere questa carica. Ispirati dallo Spirito Santo – scrive il Falcocchio – ricorsero ad un espediente per l’elezione del capo. Ognuno di essi pose nel fiume la propria tazza di legno, e colui che per primo avesse trovato un pesciolino nella propria tazza, sarebbe diventato il superiore.

La fortuna favorì il più giovane, Nicola Greco e fu dichiarato dagli altri loro capo. Avviandosi verso la Marsica per raggiungere successivamente Roma al fine di far visita alla sede di Pietro, vicino al lago di Fucino, Orante si ammalò e fu costretto a fermarsi. Alloggiatosi nella Chiesa di Santa Maria in Capo d’acqua presso Ortucchio, vi morì dopo pochi giorni. Il popolo lo trovò nella posa della preghiera, appunto, e, non conoscendone il nome, lo chiamò Sant’Orante (il santo che prega).

I compagni che avevano proseguito il viaggio, ritornando da Roma, rientrarono nel feudo rustico di Prata sulle sponde dell’Aventino; e venuto a mancare in seguito anche Nicola Greco, non volendo nessuno dei superstiti divenire il capo, deliberarono di dividersi. Il commiato fu triste e affettuoso insieme e ciascuno si avviò per ignoti luoghi, dove Dio li inviava.

L’eremita Franco camminando giorno e notte per ignota direzione, arrivò a Francavilla e si fermò in una casetta rustica nel feudo Cerretano, ora detto di San Pasquale. Qui, pur conducendo una vita di devozione e di santità, lavorava con l’aratro; e la sua parola, le sue opere, i suoi miracoli fecero intendere agli abitanti del posto la sua santità.

Un giorno fu trovato morto, sulla nuda terra, con le braccia incrociate sul petto. Venne trasportato in paese e sepolto nella Chiesa di Sant’Elena (l’allora Chiesa parrocchiale che sorgeva nello spazio dietro l’attuale Municipio). Gli storici ci testimoniano di una profonda venerazione per Franco ritenuto Santo a furore di popolo. Nei manoscritti del Semproni è segnata la data della morte di San Franco nel 2 dicembre.

A Francavilla al Mare la festa di San Franco si celebra in tre date diverse. Anzitutto, la festa liturgica (quella di calendario, per intenderci) cade il 2 dicembre, giorno della sua nascita al cielo. Anche il giorno 7 maggio si festeggia il Santo monaco. Infatti, il 7 maggio 1431 le sue ossa furono traslate dalla cadente Chiesa di Sant’Elena, alla nuova Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maggiore e devotamente deposte in una cassa d’argento. Il 18 agosto, infine, si celebra il patrocinio del Santo su tutta la Città di Francavilla al Mare.

Affinché non possa dubitarsi che il corpo di San Franco sia stato deposto in Santa Maria Maggiore, si riportano le parole del Corsignani, il quale dopo aver detto che quel Santo si venera in Francavilla e se ne solennizza la festa al 7 maggio, aggiunge: «Francus, qui jacet Francavillae, festumque ejus agitur eodem die» ricavate da altri testi da lui consultati.

Nell’invasione turca del 1566 la cassa d’argento in cui era il suo corpo fu da quei saccheggiatori rubata e il corpo del Santo fu bruciato nella pubblica piazza; ma alcune reliquie di ossa abbruciacchiate furono raccolte e conservate in un reliquiario. San Franco è rappresentato con abito da eremita color verde, con la bella barba e un viso ardito e ispirato insieme; con la destra benedice e sulla sinistra tiene un paesaggio che rappresenta Francavilla. Nell’altare a destra della Chiesa anteguerra di Santa Maria Maggiore, San Franco era dipinto con lo stesso abito, nell’atto di abbracciare un guerriero che la pietà popolare riconosce come suo fratello; ma s’ignora quanto possa esserci di vero nella creazione artistica.

La leggenda però vuole che il santo eremita vinto dal desiderio di rivedere il fratello, da cui si era diviso fin dall’infanzia, si mise in viaggio attraverso i monti abruzzesi. Un giorno s’imbatté in una compagnia di avventurieri e mentre San Franco veniva acclamato e festeggiato, il loro capitano, commosso alle sue parole volle confessarsi e chiedere perdono dei suoi peccati.

Allora i due fratelli si riconobbero, si abbracciarono, e quando San Franco ebbe l’assicurazione che egli avrebbe condotto una vita più giusta, lo salutò con affetto, promettendogli di pregare Dio per lui.

A San Franco la popolazione francavillese porge il suo culto di venerazione e a lui ricorre nei pericoli più gravi della vita, con fede ardente e profonda. È protettore dal vento, dalle tempeste di mare, dalle trombe d’aria, dagli uragani e dalla grandine distruttrice.
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