15 Gennaio 2021

22 dicembre - VII giorno

Il pianto del Figlio dentro la Madre
(settimo mese)


1. Il pianto messianico del Figlio non ancora nato. Per tutti Dio non è il Dio estraneo o il Dio lontano o il Dio distratto o il Dio degli intermundi (Epicuro), il Dio indifferente e apatico, ma il Dio che ha passione per l’uomo e perciò patisce e soffre per lui (cf. K. Kitamori, Il dolore di Dio, Queriniana, Brescia 1975). Il coinvolgimento di tutta la Trinità alla Croce del Figlio è il segno più forte della sua condivisione al dolore di tutti gli uomini, da Adamo all’ultimo uomo che deve ancora nascere. E ancora: la Santa Trinità è presente al dolore della creazione con tutti i suoi gesti di salvezza; perciò in tutti i misteri di Cristo, a cominciare dalla sua presenza nel seno della Vergine-Madre. Piace pensare che dall’inizio del suo esserci il piccolo Messia profeticamente vive la sua condizione di «uomo dei dolori» che di fatto dall’inizio della sua umiliazione (kénosi) si è addossato le nostre sofferenze ed è schiacciato dalla nostre iniquità (cf. Is 53,3-12).

2. Lo «stabat Mater» della Vergine inizia a Nazaret e a Betlemme. Ai piedi della croce Maria matura e amplia la sua sponsalità feconda. In quel santo perimetro del dolore di Dio, si chiarifica la profondità e la vastità di una sponsalità che maturerà in maternità, mentre insieme al Figlio, vive la piena coscienza del mistero messianico, ma la passione di Gesù comincia dentro il seno della sua madre Vergine a Nazaret e nella gioia e nel dolore del parto di Gesù a Betlemme.

Vergine incinta di Cristo,
dal tuo volto di donna prossima
al parto si coglie la traccia
di qualche rigo di pianto
e un segno di dolce malinconia.
Perché sei triste, Maria,
mentre hai in seno il Figlio donato?
Forse tu vedi oltre l’allegria del Bimbo
che ti salta in seno con gioia divina
e cogli nella letizia con cui ti consola
un’eco anticipata del suo futuro pianto.
Tu senti quello che il Figlio sente
perché la tua vita è unita alla sua,
così che la sua e la tua tristezza
si legano a doppio filo, senza stridori
con la vostra comune letizia.
Santa Maria tu sai bene che noi
siamo uomini e donne di tragedia
eppure ridiamo come iene, senza pudore.
Tu, maestra di vita e di Vangelo,
a noi che piangiamo la scomparsa
dei profeti e il gelo dei fratelli
dicci dove quelli sono finiti
e perché questi si sono asciugati
dalla fronte l’acqua lustrale.
Maria di Nazaret e di Betlemme,
riscrivi, sulla vela del nostro cuore
le note del tuo ‘canto’ insieme alle sue
preziose pause di silenzio. Amen amen.

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